‘Tornare a casa’ è un’esperienza interiore, tanto semplice quanto preziosa.
E’ come il profumo del pane appena sfornato.
O come una silenziosa passeggiata a piedi nudi sull’erba.
Qualcosa che ci ricollega a ciò che siamo, in noi stessi, oltre noi stessi.
Parole, parole.. Ma in realtà come si può descrivere un’esperienza? L’esperienza è oltre la conoscenza. Non basterà mai nessuna parola a descrivere un’esperienza, soprattutto questa, fino in fondo.
Meditare, praticare esercizi di ascolto, stimolare la coscienza al risveglio, nel corpo, nel cuore, tutto fa parte della magia che mettiamo in atto per ‘ritornare a casa’.
Ci avviamo per il sentiero di ‘rientro’, e ne riconosciamo i segni, le piante, i fiori, il selciato e il percorso.
Sentiamo il ‘profumo di casa’. E possiamo entrarci.

Naturalmente questo non sempre basta. Potresti meditare da anni, o studiare molte discipline, ma non essere ancora giunto a casa.
E soprattutto ‘ritornare a casa’ non è una congettura, e nemmeno una teoria o una rivelazione filosofica.
E’ il momento, oserei dire magico ed essenziale, in cui qualcosa dentro ti sintonizza nuovamente al giusto ‘indirizzo’, al posto giusto, al giusto senitre.
In quel momento trovi qualcosa che non sai definire in altro modo, perché è un’esperienza di pieno e vuoto contemporaneamente, di non-più-bisogno, di ‘sostenibilità’ verso qualsiasi cosa, piacevole o spiacevole che sia.
Un rinfrancarsi, in fin dei conti, e un nutrirsi riconoscendosi silenziosamente, senza neanche a volte saperlo.
E’ tutto al di là dei pensieri. Ed è in qualche modo risolutivo.

Persino le nostre auto-analisi, tutto ciò che facciamo per comprendere il funzionamento (e l’inganno) dei nostri pensieri, il loro ripetersi, i loro meccanismi, anche tutto questo non serve altro che per ‘tornare a casa’.
Si, infatti la misura del risultato di queste comprensioni non è la capacità di osservare dinamiche, di svelare automatismi, di disinnescare sabotamenti, ma soprattutto quanto siamo in grado di abbandonare tutto ciò per un attimo ed essere consapevoli di noi stessi al di là.

La Consapevolezza, tanto professata dai maestri antichi e moderni, non è una funzione mentale, non è un modo di capire o di analizzare ancora. Non puoi trovarla in un post o in un articolo social. Non è un’immagine, per quanto bella, e non fuoriesce da nessuna discussione in un blog, per quanto interessante.
E’ uno stato d’essere, e dovrai trovarlo nell’esperienza!
L’esperienza è ciò che va oltre e rende veramente reale la conoscenza.
Oggi ci nutriamo di conoscenza, ne strabordiamo, la condividiamo, ci speculiamo giocando ancora a chi trova un nuovo punto di vista, un nuovo modo per essere interessante e interessarti.
Ma lì non è ‘casa’.
‘Casa’ è l’esperienza che farai se ti lascerai condurre, e poi accompagnare, e poi andrai con i tuoi passi.
Mille volte al giorno ti perderai, eppure so per esperienza che sempre anelerai tornare a casa, anche se non lo sai.

Ogni sofferenza che ho accolto dagli altri in questi anni, ogni sofferenza che ho dovuto passare personalmente, ogni difficoltà o sventura che mi è stata narrata, o che la vita mi ha messo sul cammino, sempre alla fine ho dovuto riconoscere che era soltanto un modo per la Vita di invitarci a tornare a casa.
E ti dirò di più: non è bellissimo, tornare a casa, non è eccitante o entusiasmante, non è stratosferico. Quelle sono emozioni. Tornare a casa è semplice, è essenziale, ti fa sentire bene veramente; non hai bisogno di farne grandi feste, perché sei in pace, ed è la cosa più naturale che ci sia, quando la trovi, e la più preziosa.
In questo modo avrai dato un senso, almeno in quel momento. Avrai ritrovato il cammino, e percorrerlo sarà andare in nessun luogo e ovunque. Perché sei già a Casa.

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